..:: Global warming ::..
 

     Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) e' un termine popolarmente usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani(Fonte Wikipedia)

     L’aumento della temperatura superficiale media del globo registrato nell’ultimo secolo (1906-2005) è, secondo le più recenti misure, di 0,74°C. Dal 1950 in poi, ogni dieci anni la temperatura è aumentata in media di 0,13°C assumendo un trend lineare. Undici dei dodici anni passati si classificano tra i più caldi a partire dal 1850, cioè da quando esistono misure strumentali attendibili della temperatura terrestre. L’Europa ha avuto nell’ultimo secolo un innalzamento della temperatura di 0,94°C, quindi superiore a quello globale. I dati italiani sono in linea con quelli dell’intera Europa: è stato stimato circa un grado di innalzamento per le temperature del nostro paese sempre relativamente agli ultimi cento anni. Quindi il trend su 100 anni della temperatura atmosferica media in Italia risulta essere più alto del trend su 100 anni della temperatura atmosferica media globale. Gli scenari più realistici e condivisi relativi alle future emissioni di gas serra (dovute in larga parte anche allo sviluppo socio-economico di paesi di nuova industrializzazione come l’India, la Cina e il Brasile) e le proiezioni dei modelli climatici fanno proiezioni per la fine di questo secolo un riscaldamento compreso tra 1,8 e 4°C rispetto al periodo 1980-1999. Si attende, dunque, con un elevato grado di probabilità un ulteriore aumento della temperatura e dei fenomeni generalmente ascritti ai cambiamenti climatici, ad esempio: variazione del regime delle precipitazioni con un aumento delle intensità di pioggia; aumento di fenomeni quali piene in autunno o inverno, siccità in primavera ed estate, ondate di calore, incendi. Il Sud Europa, essendo una regione già particolarmente vulnerabile, potrebbe risentire in maniera più marcata del riscaldamento globale e degli impatti conseguenti. Cambiamenti, in alcuni casi ancora più repentini e gravi riguardano le anomalie delle temperature superficiali dei nostri mari sia costieri sia profondi, e potrebbero portare ad un’alterazione del regime delle correnti e dei delicati equilibri che regolano la produzione di risorse biologiche ed il ciclo dell’acqua. In particolare si prevede che tali cambiamenti avranno un forte impatto sugli ecosistemi marini costieri e i beni e servizi che essi offrono.

Immagine:CO2-Temp.png

Variazione della temperatura globale (in rosso) e dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera (in blu) negli ultimi 1000 anni. La causalita' non e' da tutti ritenuta provata, ma si notano delle somiglianze fra le due curve, soprattutto nell'ultimo secolo.

Cause del riscaldamento

Il mantenimento della temperatura della biosfera terrestre attorno a valori medi adatti alla vita e' dovuto principalmente all'azione combinata di quattro fattori:

  1. Calore interno del pianeta

  2. Irraggiamento solare, che fornisce l'energia per l'effetto serra

  3. Presenza dell'atmosfera, che attenua gli sbalzi di temperatura giornalieri e stagionali

  4. Effetto serra naturale, che amplifica l'effetto termico dell'irraggiamento solare

La variazione quantitativa di uno o piu' di questi fattori puo' causare un riscaldamento globale o raffreddamento globale dell' atmosfera e superficie terrestre.

Gas serra nell'atmosfera

Nell'attuale fase di riscaldamento del pianeta si sta assistendo ad una variazione significativa di un importante fattore che influenza la temperatura terrestre, ovvero la concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2), uno dei gas serra. Tale incremento di circa 2 ppm all'anno (in due secoli il valore della concentrazione e' passato da 280 ppm a 380 ppm, il valore più alto da 650.000 anni a questa parte) non ha eguali nella storia recente del pianeta ed e' ritenuto legato all'uso di combustibili fossili che durante il periodo carbonifero (milioni di anni fa) sono stati "fissati" nel sottosuolo ad opera della vegetazione e degli animali, passando dalla forma gassosa di CO2 a quella solida o liquida di petrolio, carbone o gas naturale. Negli ultimi 150-200 anni, a partire dalla rivoluzione industriale, la combustione dei giacimenti fossili ha invertito il processo avvenuto durante il periodo carbonifero, reimmettendo nell'atmosfera questo carbonio sepolto da milioni di anni sotto forma di enormi quantita' di anidride carbonica (circa 25 miliardi di tonnellate all'anno). Inoltre, secondo le stime, il pianeta riuscirebbe oggi a riassorbire, mediante la fotosintesi clorofilliana e l'azione delle alghe degli oceani, meno della meta' delle emissioni, anche a causa della deforestazione. L'attivita' umana ha infatti ridotto la biomassa vegetale in grado di assorbire la CO2 fin dalla rivoluzione agricola neolitica, trasformando i boschi in campi o citta'. Oggi la deforestazione (ad esempio in Amazzonia) e' nettamente aumentata ed aggrava ulteriormente la situazione. A contribuire ulteriormente vi e' la maggior produzione di metano da fermentazione dovuta ad un incremento significativo dell'allevamento intensivo e delle colture a sommersione (ad esempio il riso). La CO2 non e' infatti l'unico gas serra, ma rappresenta solo lo 0,038% dei gas atmosferici e circa il 5% del totale dei gas serra, quando il vapore acqueo rappresenta lo 0,33% dei gas atmosferici e contribuisce per circa il 50% ai gas serra.

Sebbene nella storia del clima le variazioni nei livelli di CO2 osservate siano state successive alle variazioni di temperatura e non viceversa (esiste un ritardo di 800 anni tra i picchi di temperatura ed i corrispondenti picchi di CO2 nell'atmosfera), secondo il comitato di esperti delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change) l'attuale riscaldamento non può essere spiegato se non attribuendo un ruolo anche a questo aumento di concentrazione di CO2 nell'atmosfera.[2]

Va sottolineato che l'effetto serra e' un fenomeno naturale e necessario per permettere alla superficie terrestre di avere temperature adatte alla vita, in particolare quella umana; ad esempio la decomposizione di piante ed animali morti o la normale attivita' geotermica dei vulcani emettono enormi quantita' di gas serra, ma in questi casi si tratta di emissioni costanti o in lentissima evoluzione (dell'ordine di migliaia o milioni di anni) e per questo non ritenute problematiche. Anche in concomitanza di grandi eruzioni catastrofiche si sono determinate evidenti mutazioni del clima a livello globale (di solito però abbassando le temperature a causa delle eccezionali quantita' di polveri emesse in atmosfera, come nel caso delle eruzioni dei vulcani Pinatubo o Krakatoa). Tuttavia questo genere di fenomeni, in epoche storiche, sono stati riassorbiti e non hanno comportato mutamenti permanenti del clima. A parte dunque tale effetto serra naturale, il problema e' l'eccesso di riscaldamento dovuto ad un più marcato effetto serra, e dunque il conseguente surriscaldamento.

Surriscaldamento degli oceani

     Le acque marine contengono disciolta una grande quantita' di CO2 ed il riscaldamento dei mari ne causa l'emissione in atmosfera. Inoltre, il riscaldamento dovuto all'aumento della temperatura produce una maggior evaporazione dei mari liberando in atmosfera ulteriori quantita' di vapore acqueo, il principale gas serra, accrescendo ulteriormente la temperatura globale ed aumentando quantita' e violenza di piogge ed uragani tropicalizzando il clima.

Immagine:Instrumental Temperature Record.png

            Anomalia media della temperatura atmosferica a terra e della superficie dei mari negli ultimi 150 anni

Variazione attivita' solare ed altri fattori cosmici

Immagine:Solar-cycle-data.png

Variazione dell'irraggiamento solare negli ultimi 30 anni (la linea rossa indica la media annuale, quella gialla i valori giornalieri). Su circa 1366 watt totali, l'oscillazione e' di pochi watt.

Verificando i dati di irraggiamento solare si può constatare come le variazioni dell'attivita' solare negli ultimi 30 anni siano state minime in rapporto invece ad un aumento della temperatura globale ben più marcato. Gli scienziati che sostengono questa teoria, pur ammettendo che la variazione dell'attivita' solare sia stata in passato uno dei possibili fattori che hanno influenzato le temperature, ritengono che oggi la gran parte del surriscaldamento globale sia dovuta ai gas serra.

Evoluzione delle temperature degli altri pianeti del Sistema solare

Di recente e' stato osservato che tutti i pianeti del sistema solare starebbero subendo un aumento della temperatura. I telescopi spaziali attraverso i sensori termici constatano un aumento della temperatura per il pianeta Giove di 10°C come temperatura media. Su Marte l'aumento della temperatura e' indicato anche dalla forte diminuzione delle calotte polari e dalla presenza di pozze d'acqua. Anche nei pianeti più lontani come Urano, Nettuno e Plutone si constatano aumenti di temperatura. Fattori estranei alla Terra sembrerebbero quindi influenzare l'aumento della temperatura nel sistema solare, ma e' ancora poco chiaro se si tratti dell'influenza del Sole (che come detto ha variato poco la sua attivita' -vedi grafico- ed e' molto lontano dai pianeti coinvolti), delle variazioni di quantita' della polvere interstellare (che filtra i raggi solari) o siano dovute ad altri fattori ancora sconosciuti. Non esistono infatti ancora prove definitive per queste teorie, anche in considerazione della relativa novita' degli studi. Il fattore antropico e il ruolo svolto dalla biosfera sono invece cause unicamente presenti sul nostro pianeta.

Effetti del riscaldamento globale

Il deficit ufficiale del mese di agosto 2008, riguardo alla banchisa artica, è di quasi 2 milioni di kmq, visto che la media trentennale si dovrebbe aggirare sui 7,7 mil di kmq ed invece lo scorso mese ci si è fermati a soli 6 mil di kmq. Nel  grafico vediamo il trend negativo dell'estensione dei ghiacci artici da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari.

 seconda immagine del capitolo 1 del reportage 3594

 

Alcune foto.........

Immagine:Kilimanjaro glacier retreat.jpg

Cambiamento dell'accumulo nevoso sul Kilimanjaro, fra il 1993 ed il 2000. Il Kilimanjaro ha perduto l'82% delle nevi perenni nel XX secolo.

Sotto la Marmolada nel 1870. Il limite inferiore cingeva completamente la Cima Dodici (Fonte: "Il ritiro del Ghiacciaio della Marmolada", a cura di Andrea De Bernardin"). Sopra il ghiacciaio della Marmolada ad oggi. Dal 1905 si e' avuto un ritiro di circa 650 mt per il fronte Centrale, 400 mt e 380 mt per il fronte Occidentale e Orientale rispettivamente

 

 

Lago Chad (Africa) 1972-1987

 

 

Situazione ghiacciai alpini

I dati dell'Agenzia Europea per l'Ambiente parlano chiaro: dal 1900 i ghiacciai alpini hanno perso in media circa il 40 per cento della loro massa, pari ad un ritiro del 30 per cento in termini di superficie.

Ghiacciaio

Area fine anni '90 km2

Ritiro del ghiacciaio mt

Periodo di osservazione

Adamello / Mandrone

17,66

313

1899-2003

Forni

12,05

1445

1925-2002

Grande di verra

6,97

926

1913-2001

Grandes murailles

6,52

720

1929-2003

Lares

5,49

686

1919-2003

Lys

10,73

796

1901-2002

Malavalle

7,94

310

1923-2003

Marmolada

2,05

651

1905-2004

Rutur

8,46

275

1916-2003

Tribolazione

6,12

464

1925-2003

Vallelunga / Croda

7,86

1516

1923-1999

Fonte: Comitato Glaciologico Italiano, World Glacier Monitoring Service, Ricerca di Sistema - CESI, Comitato Glaciologico Trentino

"Siamo di fronte ad un evento di portata globale. Con il ritiro dei ghiacciai si sta riducendo una riserva idrica fondamentale, in caso di estati siccitose. Durante l'estate abbiamo misurato forti riduzioni di spessore dei ghiacciai, anomale in particolare nel mese di settembre" sostiene il professor Claudio Smiraglia, presidente del Comitato Glaciologico Italiano. "I ghiacciai si stanno anche frammentando in unita' più piccole. Quello del Lys, in Valle d'Aosta, ha per esempio perso la connessione tra la lingua in basso ed i bacini superiori. Secondo recenti ricerche i ghiacciai alpini si ridurranno di volume del 50 per cento rispetto agli anni '80 entro il 2025 e la perdita entro il 2100 sara' superiore al 90 per cento".

I modelli climatici elaborati dall'IPCC indicano un potenziale aumento della temperatura, durante il XXI secolo, compreso tra 1,4 e 5,8 °C.

Risulta tuttora molto difficile prevedere come realmente influira' sul sistema pianeta l'attuale riscaldamento globale, in quanto si tratterebbe di un evento senza nessun precedente in epoca storica. Inoltre, il clima globale e' un sistema non lineare multifattoriale, per cui la climatologia può stabilire delle tendenze ma non eventi di dettaglio.

Tra i possibili effetti di tali mutamenti climatici si stima vi possa essere un aumento del livello del mare in alcune aree del pianeta, in particolare in quelle con minori tassi di evaporazione; ciò a causa dell'espansione termica e dello scioglimento dei ghiacci continentali oltre che dei ghiacciai montani. Complessivamente, il bilancio complessivo delle superfici ghiacciate sulla Terra e' negativo per una percentuale compresa tra l'1 e il 1,5% per decennio, evidenziando come il fenomeno del riscaldamento globale sia effettivamente in corso ed in costante aumento.[citazione necessaria] La diminuzione della salinita' dell'Oceano Atlantico dovuta allo scioglimento dei ghiacci potrebbe causare il blocco della Corrente del Golfo, con conseguente raffreddamento del continente europeo ed inizio (in quest'area) di una nuova era glaciale.

Tali cambiamenti porteranno a significative modificazioni degli habitat naturali andando ad incidere profondamente anche sugli equilibri socio-economici del pianeta.

Gli effetti del riscaldamento climatico antropico potrebbero essere molto maggiori se non vi fosse stata una relativa riduzione dell'irraggiamento solare dovuta all'inquinamento atmosferico. Paradossalmente, una riduzione dell'inquinamento (in particolare degli SOx e del particolato) potrebbe portare ad un aumento delle temperature superiore a quanto ipotizzato.[4]

Il fenomeno ha profondamente modificato l'equilibrio dei ghiacci artici, tanto da causare nel settembre 2007 l'apertura del celeberrimo Passaggio a nord-ovest per il discioglimento dei ghiacci che lo rendevano impraticabile.

Nel giugno 2008, la rivista scientifica National Geographic, ha previsto che, lo strato dei ghiacci stagionali artici, scompariranno entro l'estate dello stesso anno.

Variazione della temperatura terrestre

Nel corso della storia della Terra si sono succedute ciclicamente modificazioni del clima che hanno portato il pianeta ad attraversare diverse ere glaciali alternate ad epoche più calde. Le cause di queste modificazioni climatiche sono state principalmente legate all'andamento dell'attivita' del sole o da quella eruttiva della Terra (per emissione di CO2). Circa 200 mila anni fa, queste significative variazioni del clima hanno permesso all'uomo il passaggio dello stretto di Bering, la colonizzazione dell'Australia o della Groenlandia (il cui nome significa "terra verde"). Attualmente, il pianeta sta uscendo da un periodo freddo denominato piccola glaciazione durato dal 1550 al 1800 che ha seguito il periodo medievale, più caldo (tra il 1100 ed il 1400).

Dibattito scientifico

Per analizzare in modo accurato le modificazioni del clima, le Nazioni Unite hanno costituito una Commissione Intergovernativa sul Cambiamento Climatico (IPCC) che raccoglie accademici provenienti delle nazioni del G8. L'IPCC ha rilasciato nel corso degli anni diversi documenti in cui si afferma che la temperatura globale media e' aumentata di circa 0,7 °C dalla fine del XIX secolo e che «la maggior parte del riscaldamento osservato durante gli ultimi 50 anni e' attribuibile alle attivita' umane»[2] Le conclusioni raggiunte dall'IPCC sono rafforzate anche da un'analisi di oltre 928 pubblicazioni scientifica dal 1993 ad oggi, in cui si osserva che il 75% degli articoli accetta, esplicitamente o implicitamente, la tesi scientifica del contributo antropico al riscaldamento, mentre il restante 25% degli articoli copre unicamente metodologie o paleoclimatologia per cui non esprime opinioni in merito [6].

Ci sono ricercatori scettici sul ruolo antropico nell'attuale riscaldamento: essi tuttavia rappresentano una minoranza nella comunita' scientifica come evidenziato anche da un articolo pubblicato su Science.[6]. Tra questi "scettici" vi sono il premio Nobel Kary Mullis e l'italiano Antonino Zichichi. Le criticita' espresse da tali ricercatori, affermano che non e' possibile stabilire una relazione lineare tra aumento di CO2 e riscaldamento globale, rimarcando piuttosto il ruolo di altri fattori naturali tra cui il principale sarebbe la variazione dell'attivita' solare ma anche l'effetto dei raggi cosmici avrebbe un ruolo sul mutamento climatico. Le loro criticita' trovano peraltro riscontro nella diminuzione della temperatura media globale che si e' verificata approssimativamente tra il 1940 e il 1976, nonostante continuasse ad aumentare con la stessa costanza la concentrazione di CO2 nell'atmosfera nel medesimo intervallo di tempo. Inoltre, viene messa in dubbio anche la validita' degli attuali modelli matematici utilizzati. Queste tesi sono state raccolte in un documentario della CBC. Il matematico e fisico teorico Freeman Dyson, che fin dagli anni 70 teorizzava la necessita' di attuare il sequestro del carbonio piantando nuovi alberi in aree enormi, nel 2007 ha invece rivalutato la questione del riscaldamento globale affermando che "l'allarmismo sul riscaldamento globale e' fortemente esagerato" dopo aver calcolato che "il problema dell'anidride carbonica nell'atmosfera e' un problema di gestione del terreno, non un problema meteorologico". Secondo lo scienziato gli errori commessi sarebbero legati al fatto che nessun modello matematico atmosferico o oceanico e' in grado di predire il modo in cui dovrebbe essere gestita la terra; infine sottolinea che dovrebbero avere maggiore priorita' altri problemi globali.

Di contro, come rilevato dallo stesso articolo di Science, la grande maggioranza degli scienziati concorda sul fatto che sia necessario trovare urgentemente fonti energetiche alternative ai combustibili fossili: tra essi, per quanto riguarda l'Italia, vi e' il premio Nobel Carlo Rubbia. In quest'ottica il ricorso al solare termodinamico e all'energia nucleare garantirebbe un importante contributo nella diminuzione delle emissioni di gas serra. Molti sono gli scienziati che, pur riconoscendo il ruolo antropico, sono scettici riguardo alle misure adottate per contenere le emissioni e ritengono il protocollo di Kyōto troppo blando e poco incisivo.

Va altresì rilevato che numerosi ricercatori ed organizzazioni "scettiche" sul ruolo umano nei fenomeni di riscaldamento globale, si sono spesso rivelate essere finanziate da compagnie energetiche o petrolifere.

Al di la' delle cause, e' tutt'oggi tema di accese discussioni la reale entita' e gli effetti del riscaldamento, dovute al fatto che il clima terrestre non e' considerabile come un sistema statico, avendo presentato nella sua storia cambiamenti graduali ma intensi anche senza l'intervento dell'uomo. In tempi storici, si sono infatti avute oscillazioni della temperatura mai tuttavia così ampie come oggi: sia ai tempi dell'Impero Romano che nel Medioevo le temperature medie sono state leggermente più alte che in altri periodi, permettendo la colonizzazione della Groenlandia e la coltivazione estesa di viti nell'Europa del Nord. Entrambi questi periodi sono stati seguiti da periodi di raffreddamento climatico: a Londra il fiume Tamigi gelava tanto da permetterne il passaggio a cavallo e lo svolgimento di mercati natalizi sulla sua superficie ghiacciata. Paragonando questi grandi effetti alla piccolezza delle stimate variazioni (pochi decimi di grado, vedi grafico) di temperatura, si può avere un'idea di cosa potrebbe accadere con aumenti di qualche grado.