Il deficit ufficiale del mese di agosto 2008, riguardo alla banchisa artica, è di quasi 2 milioni di kmq, visto che la media trentennale si dovrebbe aggirare sui 7,7 mil di kmq ed invece lo scorso mese ci si è fermati a soli 6 mil di kmq. Nel grafico vediamo il trend negativo dell'estensione dei ghiacci artici da quando sono iniziate le rilevazioni satellitari.
Riscaldamento globale (global warming nella letteratura scientifica in inglese) e' un termine popolarmente usato per descrivere l'aumento nel tempo della temperatura media dell'atmosfera terrestre e degli oceani. (Fonte Wikipedia)
L’aumento della temperatura superficiale
media del globo registrato nell’ultimo secolo (1906-2005)
è, secondo le più recenti misure, di 0,74°C.
Dal 1950 in poi, ogni dieci anni la
temperatura è aumentata in media di 0,13°C
assumendo un trend lineare. Undici dei dodici anni
passati si classificano tra i più caldi a partire
dal 1850, cioè da quando esistono misure strumentali
attendibili della temperatura terrestre.
L’Europa ha avuto nell’ultimo secolo un innalzamento
della temperatura di 0,94°C, quindi superiore a
quello globale. I dati italiani
sono in linea con quelli dell’intera Europa: è stato
stimato circa un grado di innalzamento per le
temperature del nostro paese sempre relativamente
agli ultimi cento anni. Quindi il trend su 100 anni
della temperatura atmosferica media in Italia
risulta essere più alto del trend su 100 anni della
temperatura atmosferica media globale. Gli
scenari più realistici e condivisi relativi alle
future emissioni di gas serra (dovute in larga parte
anche allo sviluppo socio-economico di paesi di
nuova industrializzazione come l’India, la Cina e il
Brasile) e le proiezioni dei modelli climatici fanno
proiezioni per la fine di questo secolo un
riscaldamento compreso tra 1,8 e 4°C
rispetto al periodo 1980-1999. Si attende, dunque,
con un elevato grado di probabilità un ulteriore
aumento della temperatura e dei fenomeni
generalmente ascritti ai cambiamenti climatici, ad
esempio: variazione del regime delle precipitazioni
con un aumento delle intensità di pioggia; aumento
di fenomeni quali piene in autunno o inverno,
siccità in primavera ed estate, ondate di calore,
incendi. Il Sud Europa, essendo una regione
già particolarmente vulnerabile, potrebbe risentire
in maniera più marcata del riscaldamento globale e
degli impatti conseguenti. Cambiamenti, in
alcuni casi ancora più repentini e gravi riguardano
le anomalie delle temperature superficiali
dei nostri mari sia costieri sia profondi,
e potrebbero portare ad un’alterazione del regime
delle correnti e dei delicati equilibri che regolano
la produzione di risorse biologiche ed il ciclo
dell’acqua. In particolare si prevede che tali
cambiamenti avranno un forte impatto sugli
ecosistemi marini costieri e i beni e servizi che
essi offrono.
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Variazione della temperatura globale (in rosso) e dell'anidride carbonica presente nell'atmosfera (in blu) negli ultimi 1000 anni. La causalita' non e' da tutti ritenuta provata, ma si notano delle somiglianze fra le due curve, soprattutto nell'ultimo secolo.
Cause del riscaldamento
Il mantenimento della temperatura della biosfera terrestre attorno a valori medi adatti alla vita e' dovuto principalmente all'azione combinata di quattro fattori:
-
Calore interno del pianeta
-
Irraggiamento solare, che fornisce l'energia per l'effetto serra
-
Presenza dell'atmosfera, che attenua gli sbalzi di temperatura giornalieri e stagionali
-
Effetto serra naturale, che amplifica l'effetto termico dell'irraggiamento solare
La variazione quantitativa di uno o piu' di questi fattori puo' causare un riscaldamento globale o raffreddamento globale dell' atmosfera e superficie terrestre.
Gas serra nell'atmosfera
Nell'attuale fase di riscaldamento del pianeta si sta assistendo ad una variazione significativa di un importante fattore che influenza la temperatura terrestre, ovvero la concentrazione atmosferica di anidride carbonica (CO2), uno dei gas serra. Tale incremento di circa 2 ppm all'anno (in due secoli il valore della concentrazione e' passato da 280 ppm a 380 ppm, il valore più alto da 650.000 anni a questa parte) non ha eguali nella storia recente del pianeta ed e' ritenuto legato all'uso di combustibili fossili che durante il periodo carbonifero (milioni di anni fa) sono stati "fissati" nel sottosuolo ad opera della vegetazione e degli animali, passando dalla forma gassosa di CO2 a quella solida o liquida di petrolio, carbone o gas naturale. Negli ultimi 150-200 anni, a partire dalla rivoluzione industriale, la combustione dei giacimenti fossili ha invertito il processo avvenuto durante il periodo carbonifero, reimmettendo nell'atmosfera questo carbonio sepolto da milioni di anni sotto forma di enormi quantita' di anidride carbonica (circa 25 miliardi di tonnellate all'anno). Inoltre, secondo le stime, il pianeta riuscirebbe oggi a riassorbire, mediante la fotosintesi clorofilliana e l'azione delle alghe degli oceani, meno della meta' delle emissioni, anche a causa della deforestazione. L'attivita' umana ha infatti ridotto la biomassa vegetale in grado di assorbire la CO2 fin dalla rivoluzione agricola neolitica, trasformando i boschi in campi o citta'. Oggi la deforestazione (ad esempio in Amazzonia) e' nettamente aumentata ed aggrava ulteriormente la situazione. A contribuire ulteriormente vi e' la maggior produzione di metano da fermentazione dovuta ad un incremento significativo dell'allevamento intensivo e delle colture a sommersione (ad esempio il riso). La CO2 non e' infatti l'unico gas serra, ma rappresenta solo lo 0,038% dei gas atmosferici e circa il 5% del totale dei gas serra, quando il vapore acqueo rappresenta lo 0,33% dei gas atmosferici e contribuisce per circa il 50% ai gas serra.
Sebbene nella storia del clima le variazioni nei livelli di CO2 osservate siano state successive alle variazioni di temperatura e non viceversa (esiste un ritardo di 800 anni tra i picchi di temperatura ed i corrispondenti picchi di CO2 nell'atmosfera), secondo il comitato di esperti delle Nazioni Unite (Intergovernmental Panel on Climate Change) l'attuale riscaldamento non può essere spiegato se non attribuendo un ruolo anche a questo aumento di concentrazione di CO2 nell'atmosfera.[2]
Va sottolineato che l'effetto serra e' un fenomeno naturale e necessario per permettere alla superficie terrestre di avere temperature adatte alla vita, in particolare quella umana; ad esempio la decomposizione di piante ed animali morti o la normale attivita' geotermica dei vulcani emettono enormi quantita' di gas serra, ma in questi casi si tratta di emissioni costanti o in lentissima evoluzione (dell'ordine di migliaia o milioni di anni) e per questo non ritenute problematiche. Anche in concomitanza di grandi eruzioni catastrofiche si sono determinate evidenti mutazioni del clima a livello globale (di solito però abbassando le temperature a causa delle eccezionali quantita' di polveri emesse in atmosfera, come nel caso delle eruzioni dei vulcani Pinatubo o Krakatoa). Tuttavia questo genere di fenomeni, in epoche storiche, sono stati riassorbiti e non hanno comportato mutamenti permanenti del clima. A parte dunque tale effetto serra naturale, il problema e' l'eccesso di riscaldamento dovuto ad un più marcato effetto serra, e dunque il conseguente surriscaldamento.
Surriscaldamento degli oceani
Le acque marine contengono disciolta una grande quantita' di CO2 ed il riscaldamento dei mari ne causa l'emissione in atmosfera. Inoltre, il riscaldamento dovuto all'aumento della temperatura produce una maggior evaporazione dei mari liberando in atmosfera ulteriori quantita' di vapore acqueo, il principale gas serra, accrescendo ulteriormente la temperatura globale ed aumentando quantita' e violenza di piogge ed uragani tropicalizzando il clima.
Anomalia media della temperatura atmosferica a terra e della superficie dei mari negli ultimi 150 anni














